Ancora sulla perquisizione a Save The Children: tutte le ombre dell’ONG

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Nell’ultima settimana la famosa organizzazione non governativa internazionale Save The Children1, che in passato si occupava principalmente della tutela e della protezione dei minori, è nel centro di un vero ciclone mediatico a causa della sua discussa missione di ricerca e soccorso dei migranti nel Mediterraneo.

Ripercorriamo gli ultimi eventi che l’hanno vista protagonista. Durante la primavera scorsa, un agente dello Sco sotto copertura era salito a bordo della nave Vos Hestia di Save The Children, per documentare le presunte collusioni tra le ONG e i trafficanti di esseri umani che operano in Libia.

Grazie alla sua testimonianza e alle prove da lui raccolte durante i 40 giorni in mare, il procuratore aggiunto di Trapani, Ambrogio Cartosio, ha potuto sostanziare le sue indagini e chiedere al Gip Emanuele Cersosimo il sequestro della nave Iuventa dell’organizzazione “radicale” tedesca Jugend Rettet, spiccando poi quattro avvisi di garanzia per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” recapitati a tre membri della stessa e uno a Padre Mosè Zerai, “l’angelo dei migranti” e attivista eritreo, nonché oppositore del presidente Isaias Afewerki.

Nel frattempo, anche il comandante della Vos HestiaMarco Amato, è stato indagato per il medesimo reato, grazie alle dichiarazioni di due addetti alla sicurezza ingaggiati da Save The Children e dal già citato agente sotto copertura. Tra mille polemiche, Jugend Rettet a settembre chiede il dissequestro della nave tramite il suo avvocato Leonardo Marino motivando: “A coordinare le operazioni di soccorso non eravamo noi con la Iuventa bensì la Vos Hestia, sotto il costante e diretto controllo della Guardia costiera2.

Arriviamo così a quanto è accaduto al 23 ottobre scorso, quando a bordo della Vos Hestia attraccata al porto di Catania salgono gli uomini del Servizio centrale operativo su ordine della Procura di Trapani, per una perquisizione della nave. Arrivano così le prime indiscrezioni sul materiale trovato sulla Vos Hestia, grazie al giornalista Fausto Biloslavo de Il Giornale e a La Verità, che pubblica il “Tariffario” dei compensi dei volontari di Save The Children. Si scopre che l’organizzazione salva bambini pagava 50€ a testa per ogni salvataggio al largo delle coste libiche, un vero e proprio incentivo umanitario.

Lo Sco ha sequestrato inoltre PC, telefoni satellitari, cellulari e il giornale di bordo. La prima dichiarazione dell’organizzazione è stata di una sua completa estraneità ai fatti e ha affermato che se delle responsabilità fossero acclarate, sarebbero di terze persone (il diritto penale italiano sancisce la responsabilità del singolo e non dell’organizzazione infatti). Ma di chi è l’obbligo, almeno morale, di vigilare sull’operato dell’equipaggio che in quel momento rappresentava comunque l’organizzazione? Il comunicato ufficiale di Save The Children chiude con l’annuncio del ritiro dalle operazioni nel Mediterraneo, come “precedentemente previsto”.

Passiamo ora ad un’altra annosa questione riguardante Save The Children: il direttivo e il consiglio di amministrazione (CDA).

Noto è il caso di Marco De Benedetti, che fino al giugno scorso sedeva nel CDA dell’organizzazione. Oltre a presiedere diverse società, da quelle che si occupano di mercati finanziari a quelle del settore moda, De Benedetti è presidente di GEDI Gruppo Editoriale Spa (ex Gruppo Editoriale L’Espresso Spa), una delle maggiori società italiane del settore media che possiede tra gli altri: la Repubblica, la Stampa, L’Espresso e Limes, notoriamente molto attivi sulla questione “umanitaria” dei migranti. Paladini della proposta di legge sullo ius soli come “scelta di civiltà”, si sono spinti a creare anche vere e proprie campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica come “Ius soli: “Ehi, lo sai che (non) sei italiano?3, video dove bambini, non ancora cittadini italiani, sono i protagonista del solito copione retorico.

Non pensate che un gruppo editoriale con un fatturato di 585,5 milioni di euro possa sfruttare la sua autorevolezza per influenzare in qualche modo l’opinione del lettore riguardo a tematiche care al suo presidente?

Nel consiglio di amministrazione di Save The Children siede anche Auro Palomba, fondatore e presidente di Community Media Research, think tank che “unisce l’attività di ricerca alla comunicazione per dare maggiore efficacia ai risultati, comprendendo l’opinione pubblica”. Curiosa la coincidenza: il 30 ottobre La Stampa di De Benedetti pubblica una ricerca su immigrazione e ius solicommissionata proprio al Community Media Research di Palomba. Il titolo dell’articolo che spiega il risultato della ricerca è “Più paura che solidarietà: così vediamo i migranti. Ma molti italiani vorrebbero una legge in tempi brevi sulla cittadinanza”. Ovviamente, come successe sia per la Brexit sia per le passate elezioni americane, le persone “avverse” allo ius soli rientrano in categorie determinate, poco colte e con livello di istruzione basso, non impiegate o impiegate in lavori “non di concetto”, e soffrono di immotivate paure decisamente irrazionali riguardo allo “straniero”.

Non pensate che sia paradossale che uno dei quotidiani di De Benedetti affidi una ricerca a Palomba sulla questione migranti e sullo ius soli, lo stesso che sedendo nel CDA di Save The Children ne rispecchia certamente le opinioni? Non esiste un chiaro conflitto di interessi che perlomeno andrebbe dichiarato?

Nel consiglio di amministrazione troviamo anche alti profili del mondo della finanza e degli investimenti di capitale, come Luigi de Vecchi di Citigroup, Maria Bianca Farina, presidente di ANIA e amministratore delegato di Poste Vita e Poste Assicura, e Paola Rossi, presidente di Teseo Capital.

Ma veniamo al presidente di Save The Children, Claudio Tesauro, che ricopre la medesima carica anche in Invitalia, ruolo curiosamente non riportato sul sito ufficiale dell’organizzazione non governativa.

Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa) è una società per azioni italiana partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia e si occupa di edilizia; Invitalia gestisce la quasi totalità delle agevolazioni dello stato alle imprese e alle startup a contenuto innovativo, fornisce un supporto tecnico e operativo alla pubblica amministrazione in particolar modo al Ministero dello Sviluppo Economico, e provvede all’attuazione degli accordi di programma riguardanti i progetti finanziati dall’Unione EuropeaDal 2014, Invitalia si occupa anche di edilizia ed è proprio questo settore che potrebbe generare un chiaro conflitto di interessi a causa della carica di Tesauro in Save The Children. La società è la responsabile degli appalti per il Ministero dell’Interno della “progettazione e realizzazione di interventi di adeguamento strutturale e impiantistico degliimmobili da destinare alle finalità dell’accoglienza dei migranti”. Antonio Amorosi per La Verità elenca i bandi pubblicati da Invitalia: la riconversione di un edificio del comune di Trinitapoli in centro per migranti e di una struttura presso il porto di Reggio Calabria, oltre al bando relativo all’hotspot del Residence degli Aranci di Mineo, dopo la bufera sulla malagestione del centro che ha visto una pioggia di avvisi di garanzia cadere su chi lo gestiva precedentemente. Al momento al centro di un duro scontro politico, Invitalia si è occupata anche del bando per l’adeguamento a hotspot dell’ex casermaGasparro di Bisconte (Messina). Alle gare d’asta strettamente legate al settore edile, si aggiunge anche la gestione del bando per il servizio di mediazione linguistico-culturale indirizzato alla Polizia di Stato, destinato agli agenti che si occupano delle fasi di soccorso ed identificazione dei migranti sbarcati sul territorio italiano.

Quindi Claudio Tesauro grazie alla missione di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo di Save The Children “fa arrivare” i migranti in Italia, e poi grazie a Invitalia gli offre l’accoglienza migliore, e in questo caso non a “scopo umanitario” essendo una società per azioni e non una onlus.

Ricordiamo anche che Save The Children ha beneficiato di generose donazioni effettuate dagli ultimi due governi italiani (Renzi e Gentiloni). L’organizzazione ha più volte dichiarato che tali fondi insieme con quelli ricevuti dall’Unione Europea non sono mai stati usati per le operazioni nel Mediterraneo. In ogni caso, sono finiti tutti nel medesimo calderone.

Non pensate ad un enorme conflitto di interessi? Tesauro dovrebbe ben comprendere tale tematica visto che è anche presidente dell’Associazione Antitrust Italiana. Paradossale no?

Chiudiamo con un’altra curiosa coincidenza: il 31 ottobre Save The Children, nel pieno delle polemiche, lancia una petizione attraverso i social network per chiedere scuole antisismiche per tutti i bambini nelle zone con più elevata criticità.

Sapete chi è la “centrale unica di committenza per la realizzazione delle scuole nelle zone colpite dal sisma Italia centrale”? Ovviamente Invitalia.

(di Francesca Totolo) – Oltre la Linea

1 Analisi ONG nel Mediterraneo: Seconda parte: https://www.lucadonadel.it/analisi-ong-nel-mediterraneo-seconda-parte/

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