E POI L’ULTIMO BAVAGLIO ROSSO: CERTIFICATO DI ANTIFASCISMO PER SCENDERE IN PIAZZA

0
11

Pisa – Niente eventi pubblici senza certificato antifascista. È la novità introdotta dal comune di San Giuliano Terme nel regolamento Cosap, per la concessione degli spazi pubblici.

Il provvedimento è stato votato dal Consiglio comunale pochi giorni fa e prevede che, chiunque organizzi un evento pubblico – che sia un semplice banchetto di raccolta firme, una sagra, un mercato – debba sottoscrivere, oltre ai consueti certificati, anche un modulo in cui dichiara di combattere il razzismo e di riconoscersi nei valori della Resistenza e dell’antifascismo.

A chi contravviene alla nuova regola sarà negato il permesso e sarà punito con una sanzione amministrativa chi vende oggetti fascisti. Il comune di San Giuliano è il primo in Toscana ad aver adottato un simile provvedimento che presto sarà sottoposto a votazione anche a Pisa (città che ha recentemente tolto la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini) e in altre città della regione, dove da alcuni mesi il fronte dell’antifascismo si è ravvivato come extrema ratio alla inesorabile perdita di terreno del Pd nei consensi.

Tanto che alla Regione Toscana, governata dall’asse Pd-Mdp (chissà ancora per quanto, vista la distanza tra i due partiti), la consigliera dem Alessandra Nardini è la prima firmaria di una mozione che chiede a Regione ed enti locali di «vietare l’utilizzo di sale e spazi per le associazioni o manifestazioni che si richiamano al fascismo o che abbiano orientamenti razzisti, xenofobi, antisemiti, omofobi e, in generale, discriminatori» mentre lo stesso governatore bersaniano Enrico Rossi ha lanciato la creazione dell’Osservatorio antifascista di concerto con l’Anpi.

Sembra che il nuovo comma sia stato approvato in tutta fretta perché fra pochi giorni ci sarà il mercato antiquario» e il sindaco sarebbe pronto a sguinzagliare la polizia municipale fra gli espositori per multare chi vende gadget fascisti, come prevede la legge Fiano recentemente approvata. Il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Giacomo Mannocci, avvocato e dottore di ricerca in Diritto costituzionale, bolla la decisione del Comune come «assurda e ridicola, e non soltanto per motivi giuridici. La storia non si può cancellare, chi vuole imporre il proprio pensiero a colpi di provvedimenti bavaglio è un incolto».

L’obiettivo del centrodestra è impugnare il provvedimento per palese incostituzionalità: «Lo dice la stessa Carta, non si può vietare la libertà di riunione, di associazione e di pensiero. La sinistra anziché pensare ai problemi reali si diverte a giocare all’acchiappafantasmi, che per 50 anni nel Parlamento antifascista è stato rappresentato il Msi, che ha sempre avuto spazi pubblici ed è sempre stato democraticamente eletto».

loading...