La guerra civile Siriana ad un punto di svolta: Assad vicino alla vittoria

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An image released by the official Syrian Arab News Agency shows Syrians rallying in support of President Bashar al-Assad on the first anniversary of the anti-regime revolt. State television showed tens of thousands of people waving Syrian flags and Assad's portrait in squares in Damascus, the northern city of Aleppo, Latakia on the Mediterranean coast, Suweida to the south and Hasaka in the northeast.

La guerra civile siriana, iniziata ben sei anni fa, si avvicina sempre più alla sua conclusione; e la dea Vittoria, giorno dopo giorno, sembra sorridere al legittimo presidente siriano Bashar al Assad. Che piaccia o meno al cosiddetto “mondo libero occidentale” infatti, le forze governative dell’esercito siriano, sostenute da milizie iraniane, volontari  libanesi di Hezbollah e da numerosi siriani, avanzano ogni giorno sempre più in profondità fra le ormai disorganizzate difese dell’Isis.

Una volta chiusa la partita con l’autoproclamatosi Califfato Islamico del Levante e dell’Iraq, le forze governative potranno concentrare tutte le proprie energie contro i sedicenti “ribelli moderati”. Ma vediamo ora perché l’esercito arabo siriano è giorno dopo giorno più vicino alla vittoria, se non sul campo, almeno a livello tattico-strategico.

Innanzitutto sul fronte sud le forze governative sono riuscite a raggiungere il 9 giugno il confine con l’Iraq, altro paese alle prese da anni con Daesh e il cui esercito è un fermo alleato di Assad. Essendo riuscite a raggiungere la frontiera, le forze siriane hanno evitato così che le forze ribelli dislocate presso al-Tanf, sostenute da truppe USA, ampliassero il loro raggio di controllo. Era infatti obiettivo conclamato della coalizione USA quello di creare una “buffer zone”, una zona di controllo alleato, sul confine Siria-Iraq con il pretesto di assicurarne la sicurezza.

Il vero fine era invece quello di evitare che le forze governative dei due stati si incontrassero, iniziando così a collaborare nella lotta contro i boia dell’ISIS. In questo modo non solo viene preclusa qualsiasi azione ribelle nel territorio, ma viene vanificata ogni legittima pretesa americana di intervenire direttamente sul territorio sovrano siriano. L’Iran, grande alleato di Damasco, può ora far arrivare anche un maggior numero di rifornimenti e beni di prima necessità al governo siriano per via terrestre attraverso l’Iraq.

Le forze governative siriane hanno raggiunto il confine con l’Iraq, vanificando i piani USA di creare una “Buffer Zone” fra i due stati.

Baghdad e Damasco hanno infatti un nemico comune: il Califfato Islamico. Sconfiggere terroristi del Daesh in Siria vuole dire indebolire il nemico in Iraq e viceversa; non è un caso dunque che i contatti fra i due paesi siano notevolmente aumentati da pochi anni a questa parte.

L’esercito iracheno da maggio a giugno ha dato il via ad una serie di operazioni che lo ha portato a raggiungere il confine Siriano a nord, presso Un al-Janis, dove è però entrato in contatto con milizie curde siriane. Durante queste operazioni  l’esercito Iracheno ha eliminato un gran numero di terroristi, causando la fuga della maggior parte delle unità dell’esercito del Califfato verso la città di al Mayadeen, in Siria, – che secondo fonti statunitensi è ora divenuta la nuova capitale del Daesh, vista anche la prossima caduta di Raqqah-.

Il portavoce dell’esercito iracheno, Ahmed al-Asadi ha recentemente rilasciato una dichiarazione secondo la quale “l’esercito iracheno non entrerà in Siria fintantoché l’Iraq non sarà totalmente liberato dalla feccia dell’ISIS, e che solo l’autorizzazione del parlamento ed il permesso del governo siriano daranno il via all’intervento iracheno in Siria.” In questi giorni si sono anche moltiplicati i contatti e gli incontri fra il capo supremo dell’esercito  iracheno ed il ministro della difesa siriano al fine di concordare l’azione comune contro i terroristi dello stato islamico.

L’esercito iracheno, raggiunto il confine a nord con la Siria, molto probabilmente proseguirà la sua avanzata lungo la frontiera; tagliando così in due il territorio del Daesh e liberando gran parte del territorio iracheno occupato.

 

L’esercito siriano, ormai in difensiva sui fronti ancora aperti contro i ribelli delle SFA, è in piena avanzata nei territori desertici dell’est, dove ha messo in moto tutto il suo potenziale bellico. È da mesi ormai che siamo di fronte ad una lenta ma costante ed energica avanzata, con la conseguente fuga in massa delle milizie dell’ISIS e il loro riposizionamento strategico.

Dopo essere giunti sul confine Iraq-Siria, le truppe governative, appoggiate dall’aviazione russa e dai volontari, stanno avanzando da Palmira in direzione as-Sukhnah ed al-Taybah. In questo modo non solo aumentano il territorio sotto il loro controllo a difesa della storica città, ma si avvicinano sempre più a Der ez-Zoir, dove da anni ormai truppe governative resistono all’assedio delle forze nemiche. Palmira è ormai ben difesa dalle truppe siriane e dall’aviazione russa, e una debole offensiva dell’Isis in questi territori è stata respinta senza grandi perdite.

Più a  nord, nella regione di Raqqah, le forze governative stanno ottenendo brillanti successi. Qui la Tiger force, forze speciali ben motivate ed esperte nel combattere i terroristi, stanno avanzando verso sud-est, raggiungendo un’importante autostrada necessaria alle truppe del califfato per portare rifornimenti a Raqqah assediata dai curdi. Da qui le forze governative hanno conquistato  l’importantissima cittadina di Resafa, posta a nord di Dir ez-Zoir ed a sud di Raqqah, nodo stradale strategico di grande importanza.

19 giugno: le forze siriane, dopo aver riconquistato la zona petrolifera a sud del lago Assad si sono spinte con successo alla conquista di Resafa.

La spinta verso Raqqah delle forze siriane si è infatti esaurita per via dei numerosi attacchi che le truppe governative hanno subito da parte dei velivoli della coalizione. Conquistare la capitale del Califfato sarebbe stato un successo mediatico troppo grande per Assad, e per evitare ciò i curdi, insieme alla coalizione a guida USA, hanno fatto in modo che non accadesse: accerchiando la città e respingendo ogni tentativo di penetrazione governativa nella zona.

Le forze siriane hanno quindi preferito concentrare le loro energie nella liberazione di Dir ez-Zoir. La città, posta sul fiume Eufrate, è da anni ormai accerchiata da ogni lato dalle forze dell’Isis, che non riescono però a piegarne le difese.

Premendo da nord-ovest e sud-ovest l’esercito siriano mira alla liberazione della città di Dir ez-Zoir.

 

L’obbiettivo dell’esercito della Repubblica araba di Siria è ora quello di liberare la città, assicurandosi così il controllo del medio corso dell’Eufrate e, avanzando da nord-est e sud-est, di chiudere in una tenaglia le forze del califfato ivi presenti.

Per arrivare a liberare la città dall’assedio ci vorrà ancora molto tempo, nonostante ciò le forze pro-Assad hanno dimostrato, e dimostrano tutt’ora, una tenacia fuori dal comune. Attaccate dai ribelli “moderati”, dai terroristi del Daesh e dalle incursioni aeree della coalizione, esse non hanno ceduto di un passo di fronte al numero soverchiante dei nemici.

L’uccisione del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, annunciata dal ministro della difesa russo, benché grande successo per le forze filogovernative – anche se la sua veridicità è da provare-  non cambia però le carte in tavola. Egli non era infatti il capo militare del Califfato, ma solo il suo ispiratore politico ed ideologico. Le forze siriane continueranno la loro battaglia contro tutti coloro che non credo in una Siria laica, sovrana ed indivisibile, ed il giorno della vittoria, benché sempre più vicino, richiede ancora un grande sacrificio di sudore e sangue.

(di Marco Franzoni) – Oltre la Linea

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