Milano, sinistra sempre più ridicola: denunciati i 90enni reduci di Salò per i saluti romani al Campo X

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Denunciati. Perché ci hanno provato a tenere le mani in tasca, loro che dalle tasche sono abituati a farle uscire piuttosto velocemente. Hanno resistito eroicamente il più a lungo possibile, ma non ce l’hanno fatta. È stato più forte di loro e alla fine hanno perso: le braccia si sono levate e sono finiti nelle foto dei solerti poliziotti, inviati di buon mattino dal solerte questore, probabilmente sollecitato dall’ancor più solerte prefetto, invitato dal molto più solerte sindaco Sala che alla vigilia aveva allertato tutti sul rischio che in cimitero qualcuno minacciasse la democrazia levando al cielo le braccia nel saluto romano ai camerati di un tempo. Quelli caduti a guerra finita. In novecento, non solo militari e gerarchi della Repubblica sociale italiana, ma anche gente comune, donne e ragazzini finiti nella mattanza del post 25 aprile o attori come Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, colpevoli di aver recitato nei film di quegli anni.

Ma fortunatamente la democrazia è salva, perché quella trentina di saluti romani sono finiti nelle foto e nei filmati, così da poter permettere agli investigatori di identificarli e di poterli così consegnare alla giustizia. Colpevoli, come si legge nelle cronache, di non aver ascoltato nemmeno l’invito di chi presiedeva la cerimonia e aveva raccomandato di stare tranquilli: «Il saluto romano lo facciamo nel nostro cuore». Niente. Altro che ordine e disciplina. Fra loro, come si legge nella cronaca di un’agenzia, «quattro o cinque signori anziani» che con lo sprezzo del pericolo probabilmente appreso durante i sabati fascista del Ventennio, hanno sfidato il capo manipolo e ora se la dovranno vedere con il rigore della legge.

Che, auspicano i molto più giovani vertici dell’associazione dei partigiani postumi, dovrà essere inflessibile con loro. E poco importa se con disciplina gli oltre duecento partecipanti al ricordo dei caduti avevano osservato scrupolosamente l’indicazione del prefetto che aveva vietato bandiere e sfilata nei vialetti del cimitero. Quei due gagliardetti e quei trenta saluti romani proprio non si dovevano vedere.

Il Giornale

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