Siria, aspiranti jihadisti? Israele garantisce 5 mila dollari al mese

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Damasco, 20 giu – Israele avrebbe fornito ai combattenti anti-Assad in Siria finanziamenti e aiuti sostanziali per mantenere una zona cuscinetto nell’area al confine con le alture del Golan, in gran parte occupate da Tel Aviv dalla Guerra dei Sei Giorni del 1967. Dopo il conflitto dello Yom Kippur del 1973 Israele restituì alla Siria soltanto il 5% del territorio. Nello specifico le autorità israeliane avrebbero fornito dal 2013 notevoli quantità di denaro, cibo, carburante e attrezzature mediche ai “ribelli sunniti” che combattono contro il governo di Bashar al-Assad.

Lo rivela un’inchiesta del Wall Street Journal pubblicata ieri. Ma che Tel Aviv avesse fornito supporto medico ai jihadisti in Siria era noto da tempo, anche per l’ammissione stessa del governo di Netanyahu. Molti combattenti anti-Assad erano proprio stati curati negli ospedali israeliani. L’aviazione di Israele ha poi più volte bombardato il territorio siriano, in particolare l’aeroporto di Damasco e le zone limitrofe, quasi sempre giustificando la palese violazione del diritto internazionale con il tentativo di bloccare ipotetici rifornimenti di armi ad Hezbollah. L’aiuto diretto sul campo ai cosiddetti “ribelli”, tecnicamente e realmente niente altro che terroristi arruolatisi nelle varie compagini jihadiste presenti in Siria, è stato sinora però soltanto ipotizzato. Per la prima volta però un prestigioso quotidiano statunitense, non sospettabile di simpatie assadiste, parla di cospicui finanziamenti da parte di Tel Aviv. Come riportato dal Wall Street Journal e confermato dal quotidiano britannico The Independent, il probabile supporto ai jihadisti sarebbe iniziato già nel 2013 con l’ex ministro della difesa Moshe Ya’alon, che aveva come obiettivo la creazione di una “zona cuscinetto” lungo il confine con Israele.

Una speciale unità militare è stata inoltre creata da Israele per controllare l’operazione, riferisce il WSJ. I combattenti del Fursan al-Joulan, i Cavalieri del Golan, verrebbero singolarmente pagati da Tel Aviv circa 5 mila dollari al mese (circa 4500 euro). Si tratterebbe di una milizia composta da 400 combattenti che non riceve alcun sostegno diretto da altri Paesi occidentali e non è affiliata all’Esercito Libero Siriano. In pratica Israele seleziona e paga tagliagole pur di contrastare Damasco e i suoi alleati. Ma quale sarebbe la prova in mano al Wall Street Journal, che difficilmente si lascia andare ad improbabili teorie complottiste sui conflitti in corso in Medio Oriente? Il comandante stesso dell’unità armata e finanziata da Israele, Abu Suhaib, che al quotidiano americano ha dichiarato senza mezzi termini: “Prendiamo dal governo israeliano 5 mila dollari a testa al mese”.

Eugenio Palazzini – Il Primato Nazionale

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