Trump e lo scontro interno alle élite che potrebbe metterlo all’angolo

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Non è che abbia particolare simpatia per Trump. In effetti, certe “sfuriate” (perché tali sembrano essere nel modo di manifestarsi) contro piccoli paesi detti “socialisti” (i cretini li chiamano addirittura “comunisti”) come Nord Corea e adesso anche Cuba (debolissima e ormai lontana dai “fasti”, quanto meno ideologici, di tanti anni fa) mi sembrano un po’ ridicole e non proprio comprensibili.

Poco spiegabile pure l’accanimento contro l’Iran, che ha posizioni assai differenti (ad es. su Assad in Siria e sull’Isis) rispetto al Qatar, dichiarato Stato canaglia da altri paesi arabi, ma certamente su suggerimento, e anzi spinta, della nuova presidenza Usa. Nello stesso tempo questa ha posizioni assai variegate sulla Cina, che certamente non è, come spesso si favoleggia, in urto con la Corea del Nord. Lo stesso dicasi, nella sostanza, nei confronti della Russia, con cui Trump viene accusato, in piena malafede, d’aver fin troppo “flirtato”.

Non si constata comunque una qualche coerenza nel comportamento di questo personaggio, che certamente non agisce in modo individuale e umorale. Tuttavia, è difficile comprendere bene chi rappresenta, dato che il “coro” contro di lui sembra generale. E’ in ogni caso piuttosto evidente che il vecchio establishment (e lo ripeto: vecchio ma non superato) è rimasto sbilanciato dall’inaspettata sconfitta della propria rappresentante e sta accentuando la pressione per cacciare il vincente. I gruppi di vertice, tutti tesi ad abbattere quest’ultimo, non sono soltanto quelli democratici, ma anche, almeno in larga parte, i repubblicani.

Mostrano tutti molta fretta di raggiungere lo scopo, sembrano preoccupati di una permanenza troppo lunga di Trump nella sua posizione di potere. Nel contempo, i vari gruppi che controllano la UE e i paesi europei sono pressoché tutti allineati con questo establishment del paese “padrone” e pur essi sono contrari alla durata della nuova presidenza. Direi che il tentativo in atto è quello di risolvere la situazione entro l’anno o almeno entro un anno; ma proprio come massimo limite e con preoccupazione apparentemente in veloce rafforzamento man mano che passa il tempo.

Insomma, non è facile capire cosa c’è dietro questo scontro effettivamente assai duro tra un fronte abbastanza ben individuabile – i democratici che puntavano tutti sulla Clinton, e quella cospicua quota dei repubblicani esplicitamente non favorevoli al neopresidente – e un altro che invece non lo è, almeno così mi sembra. In definitiva, Trump sarà forse il più debole, ma non proprio così facilmente eliminabile. Non è escluso che l’imprevedibilità delle sue mosse sia in definitiva ragionata e programmata per mettere in confusione e disorientare il preciso, e più compatto, fronte avversario. Faccio l’esempio della gazzella che fugge davanti al leone.

Cerca in tutti i modi di cambiare la direzione di fuga, si mette insomma a zigzagare, nel modo più disordinato, casuale e difficilmente precisabile possibile; così crea incertezza e anche rabbia nell’inseguitore, che talvolta abbandona la caccia perché accusa stanchezza. In campo animale, il comportamento è dettato da quello che definiamo istinto (magari perché non capiamo bene da che cosa è determinato); nel nostro mondo, vi è il ragionamento, il calcolo delle conseguenze di improvvisi e apparentemente erratici mutamenti del comportamento e degli obiettivi posti, che a volte lo sono per pura finzione onde sviare l’avversario.

Ripeto che mi sembra piuttosto certa la necessità per gli anti-Trump di liquidarlo al più presto. Il fatto che si sia arrivati addirittura a parlare di un (vero o presunto) amante della moglie, di cui lui sarebbe informato (e tollerante), sta proprio a indicare non solo lo squallore di una lotta per null’affatto politica, ma anche una fretta di arrivare al successo, fretta che potrebbe risultare controproducente (in effetti, mi sembra che non si sia troppo insistito su questa vergognosa mossa).

L’interessante è notare che tra i servi europei, si sta manifestando la stessa preoccupazione e desiderio di veloce liquidazione. Evidentemente, un cambio del fronte “padronale” al comando negli Stati Uniti, provocherebbe gravi sconquassi anche fra i servi. Si manifesta, fra l’altro, lo stesso livore verso il governo inglese; non perché ritenuto proprio vicino a Trump, ma perché in ogni caso indebolisce il fronte dei servi con l’uscita di quel paese dalla UE. Anche in tal caso, si arriva a mosse squallide come il dar ampia voce a poco sensate accuse verso la May perfino per l’incendio del grattacielo.

Qui in Europa, si sono mostrati tutto sommato soddisfatti della vittoria di Trump quelli che vengono definiti “populisti” (prima erano “fascisti” o perfino “nazisti”; e talvolta così sono ancora chiamati). Si tratta di presunte “destre” – oggi “destra” e “sinistra” non hanno proprio più il significato che ci si ostina a voler loro attribuire per semplificarsi i compiti della lotta politica, incapace di porsi in linea con la nuova “epoca” in fase di apertura – per il momento in difficoltà dopo un breve periodo in cui sembravano avere il vento in poppa.

O tali partiti politici riadattano velocemente e con energia i loro obiettivi, le loro mosse politiche, le alleanze stipulate fra formazioni che si guardano con sospetto (invero non irragionevole); o deperiranno e al massimo vivacchieranno senza troppo infastidire chi comanda. Ribadisco che uno dei motivi della debolezza di tali forze è la loro testarda subordinazione all’ideologia della “democrazia” elettorale; basata scioccamente sull’affermazione “ogni testa un voto” per poi trovare sempre nuove formule di tipo maggioritario (o di un proporzionale “impuro”) in nome della governabilità, cioè del predominio di una parte della popolazione votante anche inferiore al 50%; e senza minimamente tener conto che se l’astensionismo cresce, come sta avvenendo da decenni, ciò significa che quote sempre più consistenti di “teste” non avvertono alcuna preferenza per dei politicanti cialtroni in aumento esponenziale.

Piuttosto interessante, e intelligente a quanto sembra, il comportamento del governo russo. Lasciamo da parte la balla dell’aver influenzato, anzi aiutato in modo decisivo, l’elezione di Trump. Una simile accusa, che mette in dubbio la “fedeltà” nazionale di comunque rilevanti centri di potere statunitensi, serve per i fini di quell’establishment che puntava sul caos per creare un terreno “acquitrinoso” tutto intorno al vero antagonista degli Usa. In realtà, il vertice russo sembra aver capito che lo scontro in atto oltre atlantico riduce l’efficacia della strategia americana avversa al proprio paese e offre spazi e tempi più ampi al suo rafforzamento.

Ambigua mi sembra invece la politica cinese, che non è affatto, come si racconta, in alleanza con quella russa. Forse ci saranno alcuni accordi, tipici di ogni situazione multipolare, in cui si nota sempre una serie di balletti fra paesi vari. Tuttavia, credo che Putin sappia di doversi guardare le spalle; e lo scontro in corso negli Stati Uniti offre possibilità anche in questa direzione. Più perdura, meglio è per i russi. Per un più acconcio giudizio sulle posizioni cinesi, mi sembra necessario attendere ancora.

Se l’Europa continua con questo tran tran, il suo servaggio si acuirà e sarà sempre più appiattito verso una parte durante lo scontro multipolare in accentuazione nel prossimo futuro. E l’appiattimento aprirà la strada al decadimento e degrado europei sempre più accelerati e devastanti. Sarà la fine di ogni nostro apporto positivo al futuro del mondo. Saremo un enorme pantano, con l’incrocio di un gran numero di correnti fangose per null’affatto amalgamate; e con piccoli gruppi di orrendi rospi che gracideranno ossequienti in direzione ovest, mentre più ampi raggruppamenti di mollicci ranocchi d’ogni colore s’infastidiranno vicendevolmente e impediranno ogni e qualsiasi ordine nel loro movimento differenziato alla superficie di una melma sempre più putrida e maleodorante.

Oltre questa previsione è difficile andare; a meno che non si veda avanzare, non so però da quale direzione, un deciso gruppo di armati con ottimi strumenti, che stabilisca alleanze diverse (più verso est che verso ovest) e usi metodi di adeguata e metodica disinfestazione nei confronti dei rospi gracidanti e dei ranocchi riuniti intorno a questi.

(di Gianfranco la Grassa) – Oltre la Linea

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